La Pipeline e i Prodotti

 

Menarini investe continuamente nella scienza e nelle tecnologie all'avanguardia per lo sviluppo di una pipeline di nuovi prodotti che facciano la differenza nella vita dei pazienti affetti da gravi patologie.

Menarini è un’azienda privata completamente integrata con una lunga storia di collaborazioni di successo in tutto il Mondo.
In Menarini abbiamo una conoscenza ed esperienza consolidata frutto della nostra capacità di Ricerca & Sviluppo nelle aree terapeutiche chiave, accompagnate da un’eccellente presenza capillare in tutto il Mondo.

Condividi la tua idea

Il nostro Team dedicato di Business Development è impegnato a valutare ed esplorare nuove opportunità innovative.

 

Dalla distribuzione di pasti e medicinali, dai kit per andare a scuola alla promozione dello sport all'aiuto per le donne in gravidanza: essere responsabili, per noi di Menarini, significa tradurre le buone intenzioni in sforzi concreti. Aiutando gli altri diamo il nostro contributo a migliorare il mondo che ci circonda, a partire da noi.

I Nostri Valori

Ogni giorno mettiamo in pratica i nostri valori. 4 valori, che hanno dato vita a Menarini e ne hanno forgiato la storia.

Che cosa rende davvero Menarini unica? La diversità ed autenticità del nostro valore più importante - le Persone.
La nostra diversità culturale ci aiuta a guidare l'innovazione, ad adattarci ai cambiamenti di mercato, ad affrontare le sfide, ad ispirare idee e a promuovere la nostra crescita.

Offerte di lavoro su Linkedin

Chi lavora in Menarini fa la differenza, ogni giorno.

Menarini Stories

Menarini Pills of Art: Crocifissione e Santi di Beato Angelico
Categories
menarini-com:blog/it/post-category/menarini-art

Ci troviamo a Firenze, nell’ex sala capitolare del Convento di San Marco, oggi Museo Nazionale. L’affresco dipinto da Beato Angelico misura 550×950 cm e occupa, all’interno di un’ampia lunetta, la parte superiore della parete Nord. Giovanni Matteo Guidetti ci accompagna alla scoperta di quest’opera mistica e originale.

Il convento, risalente al XIII secolo, fu decorato da Fra’ Angelico su commissione di Cosimo de’ Medici: i corridoi, il chiostro, la sala capitolare e le celle per i frati, furono costruiti tra il 1438 e il 1450.

L’affresco di cui ci occupiamo fu realizzato tra il 1441 e il 1442 e si trova nella Sala Capitolare, dove i monaci solevano riunirsi diverse volte nel corso della giornata. Si tratta di un affresco monumentale, il più grande e complesso che l’Angelico abbia realizzato a San Marco.

L’opera rappresenta un momento iconico e fondamentale della Passione di Cristo e mostra tocchi di originalità, con una delicata attenzione ai dettagli.

La croce di Cristo domina il centro della scena dividendola esattamente in due parti. La disposizione delle figure è allineata sul piano frontale del dipinto, solo le croci dei due ladroni sono disposte in profondità, con inclinazione in diagonale.
Lo sfondo rappresenta un paesaggio brullo e spoglio, indirizzando l’attenzione dell’osservatore sui personaggi, tutti raccolti in profonda devozione.

L’opera non è concepita con intenti narrativi: Beato Angelico, infatti, unisce figure iconiche legate alla sacralità della scena con altre, il cui significato è allegorico.

Sotto la croce troviamo figure tradizionalmente connesse alla storia della crocifissione: San Giovanni Evangelista regge il braccio della Madonna, sofferente e quasi priva di sensi, aiutato da Maria di Cleofa e Maria Maddalena.

Nell’opera la rappresentazione delle emozioni non è dirompente, ma si evince da alcuni dettagli: l’abbandono delle mani di Maria, la lacrima sul volto di Maria di Cleofa e lo sguardo triste di Giovanni Evangelista. Infine, Maria Maddalena, di spalle allo spettatore, presenta una piccola anomalia prospettica: l’aureola si trova davanti e non dietro la donna. Questa scelta è stata fatta dall’Angelico per non interrompere l’effetto drammatico creato dal corpo della donna.

Gli altri personaggi che compongono l’opera non hanno nulla a che vedere con gli astanti storici dell’evento, ma sono legati alla simbologia della Salvezza. È proprio questo, infatti, l’aspetto più particolare della rappresentazione.

A destra vi sono undici figure rappresentanti i fondatori dei più importanti ordini della Chiesa Cattolica. Il primo da sinistra, inginocchiato ai piedi della croce, San Domenico, fondatore dei Domenicani; seguito dal fondatore dei Geronimiti, San Girolamo, riconoscibile dal cappello da cardinale adagiato davanti a lui; San Francesco, fondatore dei Francescani; San Bernardo, sulla cui Regola si basa l’ordine dei Cistercensi; San Giovanni Gualberto, fondatore dei Vallombrosani e il frate domenicano San Pietro Martire. Dietro a questo gruppo di Santi inginocchiati, troviamo in piedi, partendo da sinistra, Sant’Agostino, fondatore degli Agostiniani e il suo maestro Sant’Ambrogio (o San Zanobi, vescovo di Firenze, ci sono diverse teorie sull’identità di questo santo); San Benedetto, fondatore dei Benedettini; San Romualdo, fondatore dei Camaldolesi e in ultimo il teologo domenicano San Tommaso d’Aquino. La presenza di queste figure non è casuale e risponde a un preciso intento devozionale del pittore, che emerge anche dagli altri affreschi del convento.

Sul lato sinistro del dipinto troviamo i cinque santi protettori: inginocchiato, San Marco, a cui è dedicato il convento; San Giovanni Battista, patrono della città di Firenze; San Lorenzo, titolare della chiesa che ospita il mausoleo dei Medici; infine, i Santi Cosma e Damiano (o santi medici), scelti dalla famiglia Medici come protettori della propria casata. I loro gesti sono carichi di significato: San Marco mostra il Vangelo da lui scritto, mentre San Giovanni indica la croce di Gesù.

A livello cromatico, è interessante notare come l’Angelico costruisca un paesaggio i cui colori, partendo da sinistra, vadano via via schiarendosi. Il cielo era stato concepito per essere più scuro in alto e più chiaro in basso, ma oggi vediamo delle sfumature rossastre, poiché il pigmento inizialmente usato (l’azzurrite) si è scrostato fino a mostrare la preparazione sottostante.

L’opera è densamente popolata da figure curate nei dettagli: nella bordura inferiore è rappresentata la genealogia domenicana, composta da diciassette figure tra papi, cardinali, vescovi, santi e beati; sulla cornice superiore invece sono raffigurati dieci inserti di Profeti e Sibille, con al centro la figura allegorica del pellicano che nutre i figli con le proprie carni, simbolo di carità e amore per il prossimo.

La grandezza di Beato Angelico si evince anche dalla tecnica utilizzata in quest’opera, che racchiude i nuovi principi pittorici rinascimentali, quali: la costruzione prospettica, l’attenzione alla figura umana e agli antichi valori medievali, la funzione didattica dell’arte e il valore mistico della luce.

La pacatezza delle figure, le loro posizioni posate ma vive, accompagnate dai colori delicati dei loro manti, rendono questo affresco – così come altri lavori dell’edificio – una preghiera dipinta.